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28 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 15:56
Con la storia di Stefano – nome di fantasia per tutela della privacy – i casi di suicidio assistito in Italia salgono a 15. Si è spento oggi in Liguria un sessantaseienne che era in stato di paralisi completa dopo un trauma cervicale. La morte volontaria è stata possibile grazie all’auto-somministrazione del farmaco per il fine vita fornito dal Servizio sanitario nazionale. Dopo il trauma cervicale la vita di Stefano aveva completamente cambiato vita: perennemente costretto a letto, l’uomo seguiva una forte terapia antalgica, aveva un catetere e soffriva di una grave insufficienza respiratoria. Per di più, oltre ai frequenti episodi di polmonite dovuti all’incapacità di deglutire correttamente, il 66enne era dipendente dall’assistenza continuativa dei caregiver.
La decisione di essere libero da una vita che non lo rappresentava era stata manifestata da Stefano con un primo aiuto chiesto a Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni: l’intenzione – più veloce – sarebbe stata quella di andare a morire in Svizzera. Ma le possibilità di poter spirare nel proprio Paese e nella Regione natia – con questo nuovo caso la Liguria è a quota due suicidi assistiti – c’erano eccome. Cappato ha fornito a Stefano tutte le informazioni necessarie per completare la procedura prevista dalla Consulta con la sentenza 242/2019 che parzialmente depenalizzato l’aiuto del suicidio in Italia.







