La crisi in Medio Oriente e il caro-carburante legato al conflitto nello stretto di Hormuz mettono in ginocchio le aziende del trasporto pubblico locale in Italia, un comparto che conta oltre 110mila addetti, una flotta di circa 48mila mezzi e più di 5 miliardi di passeggeri annui. Il gasolio, che rappresenta la seconda voce di spesa per le imprese dopo il personale, incidendo tra il 15% e il 20% sul totale dei costi di produzione, sta registrando rincari significativi che pesano direttamente sull’equilibrio dei contratti di servizio.

Dall’inizio della crisi energetica legata alle tensioni internazionali, le quotazioni del gasolio hanno registrato un incremento superiore al 20%, con punte vicine al 25% nei primi mesi dell’anno. Questo andamento si traduce per il settore in maggiori costi stimati dalle associazioni di categoria in oltre 30 milioni di euro al mese, di cui quasi 20 milioni per il trasporto pubblico locale, pari a circa 340 milioni di euro su base annua, con evidenti ripercussioni sulla sostenibilità economica dei servizi essenziali erogati. A questi vanno sommati i maggiori costi dei servizi commerciali con autobus che portano a raddoppiare la cifra dei maggiori costi superando i 480 milioni di euro annui.