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Ultimo aggiornamento: 11:49
La sera del 2 aprile 2025, mentre a San Siro andava in scena la semifinale d’andata di Coppa Italia tra Milan e Inter — finita 1-1 con i gol di Abraham e Calhanoglu — si sarebbe svolto l’incontro oggi al centro dell’inchiesta della Procura di Milano per frode sportiva. Un presunto “vertice” che, secondo gli inquirenti, coinvolgerebbe il designatore arbitrale Gianluca Rocchi e altre persone rimaste però senza nome. È questo il punto più delicato del fascicolo per frode sportiva: cosa è successo davvero allo stadio quella sera? E soprattutto, con chi avrebbe parlato Rocchi?
L’indagine è ancora in corso e per ora si concentra prevalentemente sul perimetro arbitrale: le presunte “bussate” in sala Var e il “sistema” per la gestione dei fischietti. Al momento, infatti, tra gli indagati figurano solo esponenti del mondo arbitrale: oltre a Rocchi, il supervisore Var Andrea Gervasoni e gli assistenti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo, oltre a Daniele Paterna, accusato però di falsa testimonianza. Nessun dirigente o rappresentante di club, nemmeno dell’Inter, è iscritto nel registro degli indagati.
Eppure tra i capi d’imputazione nei confronti di Rocchi figura anche la designazione di “arbitri graditi” ai nerazzurri. E tutto ruota intorno a quella sera del 2 aprile 2025 a San Siro: un incontro di cui si conosce l’ipotesi accusatoria, ma non i protagonisti né i contenuti precisi. Secondo l’ipotesi accusatoria, il designatore — oggi autosospeso — avrebbe agito “in concorso con più persone presso lo stadio San Siro” per “combinare” o “schermare” la designazione dell’arbitro Daniele Doveri per la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile. L’obiettivo, sempre secondo la Procura, sarebbe stato quello di evitare al club nerazzurro un direttore di gara ritenuto “poco gradito”, così da garantire direzioni arbitrali diverse nelle partite successive, considerate di maggiore interesse, tra Coppa Italia e campionato.













