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Ultimo aggiornamento: 6:51

Si rimane sempre più increduli nel leggere le cifre da capogiro contenute nell’ultimo dossier di Libera sul gioco d’azzardo nell’anno 2025. Lo sbigottimento si tramuta in indignazione, se esaminiamo le implicazioni economiche e culturali del fenomeno, ma soprattutto constatando l’inadeguatezza delle risposte date sino ad ora a quella che ormai è una vera e propria emergenza sociale.

Il dato complessivo è eloquente: oltre 165 miliardi di euro la spesa complessiva in Italia, con un aumento del 9% del gioco online rispetto al 2024. Nel dossier si parla di deriva sociale, che sta divorando intere comunità, impoverendo famiglie, ampliando le diseguaglianze ed offrendo spazi di profitto alle organizzazioni criminali.

Ogni euro speso in azzardo è un euro sottratto all’educazione, alla possibilità di costruire futuro. Si stigmatizza il fatto che lo Stato consideri l’azzardo una voce di bilancio. Ma proprio su quest’ultimo punto mi preme evidenziare l’esistenza di un aspetto, che è sotto gli occhi di tutti, ma che continua ad essere trattato come un rumore di fondo: la cifra spesa per il gioco d’azzardo equivale ad oltre sette volte l’entità finanziaria dell’ultima manovra di bilancio per il triennio 2026-2028, pari a 22 miliardi di euro. Pertanto, lungi dall’essere una provocazione retorica, siamo in presenza di un dato strutturale. E mentre anche l’attuale Governo si affanna a limare decimali, a trovare coperture e a predicare austerità selettiva, una massa enorme di denaro scivola quotidianamente nelle slot, nelle scommesse online, nei gratta e vinci e soprattutto nelle casse della criminalità organizzata: senza fare troppo rumore e senza provocare troppo scandalo.