Giuseppe «Fredu», 85 anni, e Maria Rosa, 78, Allisio «d’Pessi» (il loro «stranom»), non ci sono più, sono andati via quasi insieme pochi giorni l’uno dall’altra, come insieme hanno sempre vissuto. Erano fratello e sorella, una vita in simbiosi dopo la scomparsa dei genitori, gente dell’Ottocento. Il padre un uomo enorme, invalido di guerra, che Maria Rosa, donna possente abituata ai lavori della montagna, per portarlo ai piani superiori della loro casa, si caricava sulla schiena.
«Fredu» e Maria Rosa erano la memoria di oltre mezzo secolo di storia di Oncino, dal secondo dopoguerra ad oggi, conoscevano i particolari di vicende di cui quasi più nessuno ha nozione che siano accadute e per fortuna sono state in parte raccolte in un libro sulla storia di Oncino.
Parlavano il patois, la loro lingua nativa
Erano tra le ultime persone, forse davvero le ultime, a parlare il «patois» come lingua nativa, che purtroppo non usavano quasi più se non tra loro, per mancanza di interlocutori capaci di comprenderli. E noi li si cercava di compiacere con un misto d’italiano e piemontese che generava nei loro sguardi una benevola derisione. Erano inoltre tra quelle persone che non solo conoscono le loro montagne, ma che di quelle montagne sanno tutto. Sapevano dove porta ogni sentiero, sapevano sotto quale albero nascono i funghi - e mai lo avrebbero confidato -; conoscevano le proprietà di ogni prato e bosco, la posizione dei «termu», le pietre che un tempo delimitavano i confini perché era importante sapere fin dove si poteva falciare senza incappare nelle proteste del vicino.






