La grazia a Nicole Minetti è diventata un caso, con alcuni punti oscuri indicati nella richiesta del provvedimento di clemenza. L'ex igienista dentale di Silvio Berlusconi e consigliera regionale lombarda nel 2010, era stata condannata in via definitiva a un anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell'ambito del processo “Ruby bis” (le cosiddette cene eleganti).

Il provvedimento di grazia

Il provvedimento di grazia, giunto per motivi umanitari, è stato rilasciato nelle scorse settimane con il parere positivo del ministro della Giustizia Carlo Nordio e quello del procuratore capo della Corte d'Appello. Decisiva, per l’accoglimento, la necessità di provvedere a esigenze familiari che devono rimanere riservate per esigenze di privacy. In particolare, "la concessione dell'atto di clemenza si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati”.

Gli aspetti controversi

Ma proprio su questi requisiti ora emergono alcuni lati oscuri, riportati dal Fatto Quotidiano, e su cui il Quirinale oggi ha scritto al ministro della Giustizia chiedendo, davanti “alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza”, di voler “provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa".