Èl’articolo 87 della Costituzione a prevedere che il presidente della Repubblica può, con proprio decreto, concedere grazia - come è accaduto con Nicole Minetti, l'ex igienista dentale e Consigliera Regionale lombarda, condannata in via definitiva a 1 anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento alla prostituzione nell'ambito del processo “Ruby bis” (le cosiddette cene eleganti). Il provvedimento di grazia da parte del presidente Mattarella era giunto per motivi umanitari dal momento che l'affidamento in prova ai servizi sociali di Minetti le avrebbe reso difficile la cura e l'assistenza di un minore, sottoposto, per una grave patologia, a visite periodiche e a terapie specialistiche all'estero.
Grazia a Minetti, Mattarella scrive a Nordio e il ministero avvia verifiche sul caso
Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale. La domanda di grazia è diretta al presidente della Repubblica e va presentata al ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato.
Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere però direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza. Sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il procuratore generale presso la Corte di Appello o, se il condannato è detenuto, il magistrato di sorveglianza. A tal fine, essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari.










