Era morta per una sepsi dopo un intervento di liposuzione e lipofilling. E, secondo la Procura, era stata operata in un ambiente non sterile, in condizioni non sicure. Quando era arrivata al pronto soccorso con sintomi preoccupanti, era stata dimessa dopo 90 minuti, senza che venissero effettuati i dovuti approfondimenti diagnostici.
Adesso per il decesso di Simonetta Kalfus, tre persone rischiano di finire a processo: il pubblico ministero Eleonora Fini ha firmato una richiesta di rinvio a giudizio a carico di Carlo Bravi, il chirurgo che ha effettuato l'operazione, dell'anestesista Francesco Iandimarino e di una dottoressa in servizio al pronto soccorso della casa di cura Sant'Anna di Pomezia. L'accusa è omicidio colposo.
Nell'avviso di conclusione delle indagini si leggeva che i tre, «in concorso tra loro, anche in tempi diversi e con apporti causali diversi, ma convergenti», avrebbero provocato il decesso della paziente a causa della loro gravissima negligenza.
La Kalfus era morta nel marzo dello scorso anno all'ospedale Grassi di Ostia. Il medico legale aveva sottolineato che a stroncarla era stata un'infezione, «che ha determinato un quadro di sepsi, evoluta in shock settico e progressiva compromissione multiorgano in soggetto precedentemente sottoposto a intervento di liposuzione e lipofilling».






