Un appartamento vuoto: nessun macchinario di primo intervento, come il defibrillatore, nessun archivio sulle attività svolte, né la cartella clinica della paziente. Lo studio medico di via Francesco Roncati, nel quartiere Primavalle a Roma, dove sabato una donna di 46 anni è stata colta da un malore fatale nel corso di un intervento di liposuzione, si è presentato agli occhi degli inquirenti che lo hanno perquisito come una struttura fantasma.

Nessun documento, nessun atto, né attrezzature che attestino cosa avvenisse in quell'ambulatorio dove Alcivar Chenche Ana Sergia si era recata, assieme al marito, forse attirata dai costi contenuti pubblicizzati su internet. In realtà, quella struttura operava da oltre 13 anni senza alcuna autorizzazione: l'ultima era scaduta nel 2012 e non più rinnovata.

Su questo aspetto è intervenuto anche il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, annunciando che si sta lavorando "assieme all'ordine dei medici, a un provvedimento che consenta, attraverso un QR code, una chiara identificazione di ciò che in uno studio medico è possibile fare, con un richiamo, anche alle specializzazioni del personale medico che lavora in quello studio".

Il titolare, il dottor Jose Lizarraga Picciotti, cittadino peruviano di 65 anni, nonostante l'assenza dei certificati, continuava — anche grazie ad una massiccia promozione sui social — a fornire interventi di chirurgia estetica e in molti lo continuavano a scegliere per sottoporsi ad operazioni anche invasive che richiedevano anestesie o sedazioni profonde. Negli anni, tuttavia, lo studio di via Roncati era finito sotto la lente della Procura e dei carabinieri del Nas, tanto che il titolare era stato rinviato a giudizio per irregolarità amministrative. Risposte, intanto, sulle cause della morte arriveranno dall'autopsia che verrà effettuata giovedì.