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Il presidente è il mestiere più pericoloso del Paese. La società sempre più divisa
L'analisi del rischio intrinseco alla presidenza degli Stati Uniti richiede un distacco metodologico che separi la percezione emotiva dei recenti eventi dalla fredda statistica storica e sociologica. Se osserviamo i numeri, l'affermazione che essere l'inquilino della Casa Bianca rappresenti il mestiere più pericoloso del Paese non è affatto un'iperbole provocatoria, ma una realtà statistica. Storicamente, circa il 9% dei presidenti americani è stato assassinato in carica e oltre il 30% è stato oggetto di tentativi di omicidio più o meno ravvicinati. In un confronto proporzionale, queste percentuali superano di ordini di grandezza i tassi di mortalità dei taglialegna e dei pescatori d'altura, le due categorie professionali più rischiose negli stati Uniti, e persino le probabilità di incidente fatale per gli astronauti del programma Apollo, che pure operavano in un ambiente tecnicamente ostile. La figura del presidente non è solo un bersaglio politico, ma un catalizzatore di pulsioni escatologiche e violente radicate in una nazione che conta centinaia di "mass shooting" ogni anno e che, nonostante una recente flessione nei dati generali sulla criminalità nel primo trimestre del 2026, mantiene una familiarità sistemica con l'uso delle armi.






