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La comunicazione politica è degenerata prima di Trump. E gli episodi non sono più "isolati"

La comunicazione, negli Usa, ha smesso di essere confronto e si è fatta guerra di parole prima di degenerare. La democrazia più antica del mondo, già modello da esportazione, sembra avvitata su se stessa e non certo (solo) dopo l'assassinio di Charlie Kirk o genericamente per la questione Trump: c'è un'aggressività bipolarizzata che comincia dagli anni Novanta, quando il politico e scrittore Newt Gingrich invitava a chiamare gli avversari "corrotti" e "traditori" e faceva nascere un linguaggio che i social e le televisioni, ora, hanno trasformato in moneta sonante.

La libertà di parola è ormai senza limiti e filtri e responsabilità: ogni cittadino è un potenziale editore, le armi sono un diritto costituzionale e la distanza tra parola e atto è ridotta a un niente. I sondaggi più solidi indicano una quota di cittadini non irrilevante (tra il 10 e il 25 per cento) secondo la quale la violenza politica è giustificabile "in certi casi", si parla dunque di milioni di persone. Gli analisti lo chiamano (è un po' ìlare) "terrorismo stocastico": si lanciano parole, qualcuno le raccoglie e poi agisce. Dire "guerra civile" pare troppo, non certo nel senso europeo e novecentesco, con fronti contrapposti e armati; non ci sono neppure Brigate rosse o similari come nell'Italia degli anni Settanta. È in corso, o sembra, un conflitto diffuso e seriale fatto di episodi scollegati ma uniti dalla stessa delegittimazione dell'autorità: non nella forma della guerra, ma nei suoi effetti che sono destabilizzazione, paura e corrosione delle istituzioni. In Italia, negli anni Settanta, la violenza aveva il marchio di organizzazioni con una catena di comando e un progetto politico; negli Usa, oggi, ha il volto di individui isolati che trovano nel linguaggio d'odio un detonatore. La differenza è nella forma, non nella sostanza: lo Stato italiano fronteggiava dei gruppi che dichiaravano guerra, gli Usa affrontano milioni di cittadini che trovano un nemico, talvolta, nel vicino di casa.