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A Milano l'ostilità contro gli ebrei dilaga anche tra cittadini in apparenza normali
Il corteo per la Liberazione sabato è partito da Porta Venezia con il solito carico di gonfaloni, bandiere della Repubblica, striscioni dell'Anpi. Sembrava l'abituale liturgia antifascista, quella che da settantasette anni dovrebbe unirci tutti intorno al ricordo di chi morì per cacciare i nazifascisti. Poi, all'incrocio con via Senato, il serpentone si è fermato. E non per un problema logistico. Si è fermato perché un pezzo della testa del corteo proprio lo spezzone della Brigata Ebraica, insieme ai gonfaloni istituzionali è stato bloccato da una folla che urlava, fischiava, insultava con una veemenza davvero impressionante.
Non è un gruppo di estremisti barricaderi. Non solo, almeno. È gente comune, tante facce che potresti incrociare al bar o in metropolitana: giovani, adulti, famiglie. Persone che fino a cinque minuti prima marciavano cantando Bella Ciao e che, davanti alla Brigata Ebraica, si sono trasformate. Con cori come: "Fuori i sionisti", "Assassini". E insulti pesantissimi: "Siete saponette mancate". Qualcuno ha addirittura gridato "Viva Hitler" e ha fatto il saluto romano. Una violenza verbale che ha trasformato la commemorazione della sconfitta del nazismo in un teatro dell'assurdo.






