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Minacce e attacchi verso i "City Angels" che proteggono gli ebrei

Genocidio, sionismo, apartheid. Col pretesto della Liberazione, le parole d'ordine della narrazione pro Pal dilagano senza più attinenza con la storia e la cronaca. Ossessive. E questa ossessione produce odio. E minacce incombenti. A farne le spese sono in tanti. Gli italiani di religione ebraica intanto, ma anche chi li difende, come i volontari "City Angels" che negli ultimi anni li hanno protetti da autentiche aggressioni, non solo verbali (due anni fa in piazza Duomo finì con le coltellate di giovani magrebini).

Gruppuscoli vari annunciano la partecipazione al 25 aprile con un corredo di parole e immagini bellicose. Per qualcuno l'estremismo è redditizio. Gli sproloqui contro i "sionisti" sono ormai una sorta di "password" per artisti in cerca di consacrazione, cantanti in disarmo, comici che non fanno ridere. Schiere di fanatici, ottengono più modestamente la possibilità di sfogare le proprie ostilità. Così anche il giorno della Liberazione è diventato un festival del livore. "L'ondata di odio nei nostri confronti - ha scritto ieri la presidente dell'Ucei Livia Ottolenghi nel primo messaggio rivolto direttamente agli iscritti - ha raggiunto livelli che non si vedevano da quasi 100 anni: urla e slogan agli ormai tradizionali cortei in supporto di Gaza del sabato in molte città, copertine sui settimanali di informazione, campagne mediatiche con informazioni distorte, scritte e messaggi antisemiti con minacce dirette, aggressioni fisiche, rimozione di simboli religiosi.