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Ultimo aggiornamento: 8:04
“È rimasta solo la merceria di Arianna. Se invito un amico nel mio paese non c’è un bar dove portarlo per un caffè. Non c’è un negozio. Non c’è niente, soltanto quattro case, la chiesa e poi un mare di capannoni. E adesso il nuovo centro logistico si mangerà gli ultimi 15 ettari di terra”. Diego Tono racconta così la sorte di Granze di Camin, frazione di Padova. Sono in tutto 800 abitanti. Ma non è una storia di paese. Non è una vicenda locale. È la trinità della politica italiana: mattone, stampa e grande distribuzione.
Ma andiamo con ordine. Per capire bisogna andarci a Granze, perdersi tra strade disegnate con il righello, perse tra i capannoni. Qui, raccontano, una volta si sentiva odore d’erba, di terra. Ora c’è quel sapore di cemento e gomma. A guardarlo su Google Maps è quasi tutto grigio. E parte del poco verde presto sarà cancellato. Poi ci sono i dati: il Veneto è coperto di capannoni industriali; sono oltre 92mila, quasi uno ogni 50 abitanti. “In questo contesto, Padova ha il primato del consumo del suolo: siamo al 49,6 per cento”, racconta Sandro Ginestri di Legambiente. E Granze di Camin ha, probabilmente, il primato cittadino: “Il 78 per cento della superficie delle frazioni di Camin e Granze è occupato dai capannoni, circa 11 milioni di metri quadrati. Alle aree urbanizzate resta poco più di un milione di metri quadrati. I terreni naturali o agricoli sono meno del 20 per cento”, spiega Mario Squizzato, architetto, chi qui è nato. La sua famiglia, come tante, ha dovuto lasciare la sua vecchia casa perché cacciata via dalle ruspe che avanzavano: “Quando hanno realizzato l’area industriale hanno espropriato circa 800 famiglie, in tutto tremila persone. Molti abitanti hanno ricevuto indennizzi ridicoli. Volevano cancellare perfino il cimitero e la chiesa di San Clemente”. Conclude Squizzato: “Il campo santo e la chiesa cinquecentesca sono rimasti, ma circondati anch’essi dai capannoni e perfino separati da un binario, come a dividere i morti dai vivi”.







