«Alla notizia ho dovuto prendere dei calmanti, perché mi sto riprendendo da un problema di salute, devo evitare di incazzarmi. E lo spettacolo della miseria umana, mi fa stare troppo male. Certo che è divisiva, Bella Ciao. Lo è tra chi rifiuta un’ideologia criminale come il fascismo e chi la giustifica. Il resto è ipocrisia e malafede».
Sergio Berardo, frontman de Lou Dalfin, è il maestro che giovedì, alla elementare di valle a Monterosso Grana, nel Cuneese, ha insegnato ai bambini e alcuni ragazzini del suo corso musicale la canzone «Bella Ciao». I piccoli, che in settimana avevano lavorato in classe su Costituzione, Resistenza, partigiani, avrebbero dovuto eseguirla sabato, alla cerimonia per la Festa della Liberazione. Il colpo di scena è arrivato dal sindaco, Stefano Isaia, 48 anni, un passato da assessore provinciale della Lega con la presidente Gianna Gancia: «Non è opportuno che entriamo anche noi nella polemica politica dopo quanto accaduto in Parlamento - ha detto alle maestre -. Quella canzone di pace, oggi, è divisiva, non voglio avere grane. Evitiamo strumentalizzazioni, non la cantiamo».
La Scuola ha protestato: «Gesto deplorevole, questa è censura». Nessuna reazione, il giorno del fatto, dal mondo politico e istituzionale della Granda, né dal presidente della Regione, Alberto Cirio, che sabato, nella vicina Dronero, si è definito «orgogliosamente antifascista». Berardo non era presente a Monterosso «e per fortuna, altrimenti sarebbe capitato un casino». Ma conosce Isaia «da quando era un bambino e gli insegnavo a suonare il flauto a scuola, lavoro e collaboro con il Comune da tempo, non ci sono mai stati problemi, ma la cosa mi ha stupito profondamente». Quindi invita il primo cittadino a «ravvedersi, a riflettere su quanto ha fatto. Un’assurdità, soprattutto nei nostri paesi, che hanno dato un contributo fondamentale alla Resistenza». E sottolinea: «Bella Ciao è una celebrazione della democrazia, della libertà, della pace, che forse io davo per scontata. Non è una cosa arrivata dai “feroci autonomi”, si è sempre cantata. Il fatto di vietarla, forse è anche segnale dell’incancrenimento dei tempi».










