VENEZIA - Un misto di amarezza e di sollievo. Nelle ovattate stanze dei palazzi di Venezia, la notizia dell’assenza del ministro Alessandro Giuli all’Esposizione Internazionale d’Arte ha suscitato reazioni contrastanti, accomunate però dall’accortezza di non renderle pubbliche. Negli ambienti che gravitano attorno al Consiglio di amministrazione della Biennale, che si era riunito giusto alla vigilia del clamoroso strappo politico-istituzionale (e personale) con il presidente Pietrangelo Buttafuoco, l’annuncio è stato accolto senza troppo stupore. Per quanto eclatante, una decisione simile era stata messa in conto, considerato il crescendo di insofferenza registrato nell’ultimo mese e mezzo. Tuttavia c’è chi non condivide comunque la scelta del titolare della Cultura: «Sbaglia». Ma c’è anche chi coglie un aspetto positivo nell’ennesima polemica: «Meglio così». Della serie: magari all’inaugurazione ci sarà ugualmente un certo imbarazzo, però verrà scongiurato almeno il rischio di una lite in presenza o comunque della rincorsa mediatica alle varie dichiarazioni, destinate inevitabilmente ad oscurare i contenuti artistici dell’evento.

Nell’assordante silenzio pubblico sullo scontro per il caso Russia, ieri i due forse ex amici hanno lanciato messaggi su tutt’altri temi, in cui tuttavia gli esegeti del simbolismo hanno voluto cogliere delle suggestioni. «Meglio una parola in meno che una parola in più», ha scritto all’alba Buttafuoco in una “storia” su Instagram, citando un modo di dire (e soprattutto di non dire) diffuso nella sua Sicilia, a corredo di una foto che ritrae una risata trattenuta con la colonna sonora di “Ricotta twist”, omaggio al film di Pier Paolo Pasolini del 1963. Solo una coincidenza? Chissà. La domanda vale anche per il comunicato con cui Giuli ha spiegato di aver deposto una corona d’alloro al busto di Lauro De Bosis: «Un gesto di rispetto e riconoscenza nei confronti di una figura che ha incarnato, con coraggio e senso civico, i valori di libertà alla base della nostra storia repubblicana». Si tratta dello scrittore che da aviatore morì nel cielo di Roma del 1931, lanciando migliaia di manifestini antifascisti. Qualche commentatore su X ha intravisto un’allusione al volo su Vienna del 1918 di Gabriele D’Annunzio, intellettuale citato da Buttafuoco alla presentazione del padiglione centrale ai Giardini, pure quella disertata dal ministro. Troppa fantasia? Chi può dirlo.