Per decenni sono sembrati inesauribili, una pioggia continua capace di riscrivere gerarchie, mercati, ridisegnando calendari sportivi. I petrodollari dell’Arabia Saudita hanno alimentato sogni e stagioni sportive in una continua di espansione senza precedenti, trasformando lo sport in una piattaforma globale di investimento e influenza. Basti pensare ai sogni di tanti tifosi di gloriose squadre di calcio, più o meno decadute, che sognavano (sognano?) i soldi degli sceicchi per rilanciarsi. Oggi la realtà è ben diversa. Non perché quei capitali siano improvvisamente scomparsi, ma perché si è compreso quanto fragili siano gli equilibri di quella zona di mondo; ciò che sembrava infinito in realtà non lo è.

E soprattutto quei dollari non vengono più distribuiti allo stesso modo. Il segnale più evidente arriva dal nuovo piano strategico 2026-2030 del Public Investment Fund: la voce “Entertainment, Leisure & Sports”, centrale nel quinquennio precedente, è sparita. Un’assenza che trova conferma anche nei fatti, come ultimo caso nel biliardo, con lo snooker, nello specifico, che lascia Riyadh per trasferirsi in Qatar.

MANCINI TORNA IN NAZIONALE? UN CLAMOROSO NO: "NON L'HA ANCORA CAPITO", CHI LO BOMBARDA