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Ultimo aggiornamento: 12:20
Quattro squadre ricoperte d’oro per andare in Arabia Saudita e le altre sedici rimaste in Italia per il campionato che finisce oscurato da un trofeo che non interessa quasi a nessuno. Poi, fra un mese, altre due (forse, ancora non si sa) addirittura in Australia, con fuso orario diverso, arbitro straniero, parità di condizioni a farsi benedire.
Partite giocate in stadi mezzi vuoti e per l’altra metà pieni di figuranti che esultano ai gol della squadra avversaria. Disagi per i pochi, coraggiosi italiani che si sono sobbarcati la trasferta e hanno avuto un rientro da incubo. Da Riyadh a Perth, la Serie A in giro per il mondo sembra un circo per chi offre di più.
Ogni anno, al momento della Supercoppa, ci ritroviamo a fare le stesse riflessioni e stavolta si aggiunge il carico della controversa trasferta in Australia di Milan-Como (se mai arriverà il via libera definitivo). Lo spettacolo è piuttosto desolante nel complesso, ancor più grave il fatto che ci vada di mezzo la regolarità della competizione, indubbiamente alterata fra rinvii e condizioni di gioco differenti. Dopodiché ce lo siamo già detti: oggi il calcio italiano è ridotto in queste condizioni, ha bisogno di andare a raccattare soldi ovunque.














