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9 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:29

Domenica 8 febbraio, Perth, Australia: dall’altra parte del pianeta, Milan e Como scendono in campo per una partita decisiva per la corsa scudetto ed al contempo storica, uno spot alla bellezza del calcio italiano. In un mondo parallelo – il film che si erano fatti gli sconclusionati padroni del pallone -, questa doveva essere la giornata memorabile in cui si disputava la prima partita della Serie A all’estero. In realtà, è solo l’ennesimo fastidioso, asterisco sulla classifica, che condizionerà anche questo campionato. È passata così quasi nell’indifferenza quella data segnata in rosso sul calendario per la famosa Milan-Como in Australia: la partita che la Serie A voleva a tutti i costi portare in Australia, con la scusa dell’indisponibilità di San Siro causa Olimpiadi, e più o meno condivisibili interessi commerciali, salvo doversi ritirare con la coda fra le gambe a causa dell’ostruzionismo di Fifa e Uefa. Le potenti associazioni internazionali non vedono di buon occhio l’espansione dei tornei domestici e così hanno scatenato tutte le loro influenze per far saltare il match, sollevando ostacoli burocratici che alla fine si sono rivelati insormontabili. Nel merito si potrebbe anche discutere su chi avesse ragione o torto: davvero l’organizzazione di un singolo evento oltre confine sarebbe stata così inammissibile, o piuttosto si è trattato solo della solita guerra di potere a tutela del proprio orticello? Quel che è certo, però, è che la gestione da parte delle nostre istituzioni pallonare è stata dilettantesca, con il match prima annunciato, poi messo in dubbio, confermato e infine annullato. Una figuraccia, che non è ancora finita: oltre al danno c’è pure la beffa.