Il conflitto in Medio Oriente rischia di mandare in fumo miliardi di investimenti in infrastrutture e competizioni sportive. La guerra non sta risparmiando nessuno, anzi ieri è arrivata fin dentro “casa” di Aramco, che è uno sponsor strategico di vitale importanza su più fronti. Il colosso petrolifero saudita ha investito 450 milioni di dollari nella partnership globale con la Formula 1 fino al 2029 e ne ha spesi altri 200 circa per affiancare l’Aston Martin e sviluppare il carburante sostenibile richiesto dal nuovo regolamento. Senza dimenticare che Aramco finanzia anche la Fifa con 100 milioni l’anno, cifra da capogiro che rende i sauditi i partner più redditizi del massimo organo calcistico presieduto da Gianni Infantino. Insomma, se Aramco dovesse chiudere i rubinetti, rimarrebbe all’asciutto gran parte dello sport mondiale.
Un’eventualità per il momento remota, ma che non si può escludere a priori in tempi di guerra. Intanto ci sono questioni più urgenti da affrontare, a partire dalla sicurezza degli sportivi rimasti bloccati in Medio Oriente. Il caso più eclatante è quello dei tennisti: Medvedev e Rublev non riescono a lasciare Dubai e rischiano di non raggiungere in tempo gli Stati Uniti per il Masters 1000 di Indian Wells, mentre Rune non può muoversi da Doha. Poi ci sono tutti gli eventi già programmati da qui al prossimo mese e che potrebbero essere rinviati. La Formula 1 partirà regolarmente questo weekend dall’Australia, nonostante i ritardi e le difficoltà causate dalla chiusura dello spazio aereo in Medio Oriente. Poi però nel calendario del Mondiale sono previsti due gran premi in zone interessate dalla guerra: uno il 12 aprile in Bahrain, l’altro il 19 in Arabia Saudita.












