“Fuori i genocidi dal corteo. Fuori Israele”. A gridarlo non sono i giovani ProPal o i gruppi organizzati dei centri sociali ma i cittadini di Milano, le famiglie, gli studenti. Quelli a cui la sfilata della liberazione con le bandiere di Israele, quelle statunitensi e i cartelli “Donald Trump thank you” non piacciono, soprattutto in un momento di tesissima crisi internazionale. Così, lo spezzone di Sinistra per Israele, Brigata ebraica, Forza Italia e associazione Italia- Iran viene scortato dalla Polizia fuori dal serpentone da 100mila persone.
È un 25 aprile più caldo degli altri anni quello di Milano. E non solo dal punto di vista meteorologico, con il sole a picco sulla Madonnina e il termomeche segna 28°. Il tradizionale corteo per la Liberazione parte da Corso Venezia intorno alle 14.30. Dalla traversa di via Boschetti, subito dopo lo spezzone di istituzioni e gonfaloni, la polizia fa inserire la Brigata ebraica con gli esponenti dell'associazione Italia-Iran e la delegazione dei giovani di Forza Italia.
25 aprile a Milano, pro pal urlano "Assassini" alla brigata ebraica costretta a uscire dal corteo
Si percorrono pochi metri ma lo spezzone composto dalla Brigata ebraica, Sinistra per Israele (con in testa i dem Lele Fiano e il consigliere regionale Pietro Bussolati) viene fermato da un tappo di persone all'incrocio con via San Damiano e via Senato. Non si avanza. La Polizia suggerisce ai responsabili del blocco di uscire dal corteo. Mediano con la Digos Fiano, Bussolati e Manfredi Palmeri, consigliere regionale eletto con il Terzo Polo. "Questo è il corteo in cui si difende la libertà di tutti. Poi ci sono estremisti che assegnano la libertà a chi vogliono loro", dice Fiano ai giornalisti.










