Più che l’anziano saggio del rap italiano, è la sua voce della coscienza: quello che dice le cose come stanno, senza filtri, integro fino a diventare scomodo, critica sociale “a difesa delle libertà individuali”. Se qualcosa non torna, si capisce, è probabile che sia un problema nostro. Nel dubbio, ora Frankie hi-nrg mc – cioè Francesco Di Gesù, classe 1969, pioniere dell’hip hop vecchia scuola nel nostro paese, quello impegnato, di satira sociale – ci balla su con Voce e batteria, album in cui rilegge i suoi classici (da Fight da faida a Potere alla parola, manca Quelli che benpensano, suo successone, per dare un’idea del personaggio) in veste essenziale, voce e batteria appunto. E in più vari ospiti, da Fabri Fibra a popstar e cantautori come Tiziano Ferro, Diodato ed Emma. E poi Jovanotti, che all’epoca del suo debutto, primi Novanta, era Il Nemico: il rap commerciale, delle tv, altro che quello intellettuale e da battaglia di Frankie hi-nrg mc e compagni. “Ma gli sono sempre stato grato”, racconta.
Eppure, quella tra l’ambiente più underground dell’hip hop e il primo Jovanotti è una faida storica del rap italiano.
“Non per me. Siamo amici e, sì, da amici ci siamo criticati, sempre in merito a delle scelte artistiche. È così che si fa: i social ci hanno resi troppo sensibili alle critiche, ci si vuole solo sentire dar ragione, un bagno d’umiltà non guasta. E, ripeto, gli sono grato: se ho scoperto il rap negli anni Ottanta è perché su Deejay Television passava i Run DMC, è stato un divulgatore”.







