Il rifiuto dell’omologazione, le rivoluzioni che “devono partire dai giovani”, i nuovi trapper italiani che hanno imparato a dire “dove sono le zocc***”, “voglio la Lamborghini” e il rap “che ha smesso di essere un genere ‘marxista’”. Neffa è un’enciclopedia della musica, ma anche un attento osservatore della nostra società. Dal monologo a “Le Iene” in cui aveva parlato di “genocidio del popolo palestinese”, allo sgombero del centro sociale Leoncavallo (“Milano ha voglia di emettere scontrino”). L’artista, oltre a ripercorrere i momenti più salienti della sua carriera, presenterà dal vivo “Canerandagio” in occasione di “Universo Neffa”, il suo live del 5 novembre, all’Unipol Forum di Milano. Per l’uscita della seconda parte del disco “Canerandagio” l’artista, a FqMagazine, ha approfondito il suo nuovo progetto discografico concedendo, anche, lucide considerazioni sull’attualità.
Come si fa ad essere “cane randagio” in questa società così omologante?
Lo trovo un po’ più facile venendo da almeno 7-8 culture prima. La mia generazione ha visto modificare il mondo così tante volte che non abbiamo neanche avuto tempo di processare tanti cambiamenti.’ Più esiste un’idea totalizzante, più esisterà sempre un pensiero che la sovverte’, direbbe Aldous Huxley. Sono convinto che anche tra i ragazzi che si trovano tutti a seguire lo stesso flusso, qualcuno sarà portato a dire ‘togliamoci da questa onda e cerchiamo una dimensione nostra, non omologata’. ‘Cane randagio’ è un inno alla non omologazione e può anche essere solo chiedersi il motivo dietro processi che diamo per scontati.







