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15 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:14
Tira fuori la tua vita. Gridala. Fanne una canzone rap. Così qualcuno la ascolterà. “Dicono che i soldi non portano ai sogni/ma almeno il minimo/per i miei bisogni/non rubo per piacere/ma per i sogni di mamma/da quando ho nove anni metto i pensieri nella canna/Dodici anni ho iniziato a spacciare/Quattordici anni ero in carcere a scontare/ Quindici anni condannata a due anni/La mia vita è fatta solo di danni”. Maria è stata ospite dell’Istituto Penale per minorenni di Pontremoli (Massa). Chissà se ha mai avuto un diario, se qualcuno le ha mai chiesto dei suoi anni tanto difficili. Ma non si può vivere senza raccontare, senza comunicare. E così Maria ne ha fatto una canzone rap. L’ha scritta dentro le mura del carcere per sentirsi libera. In dieci strofe è racchiusa una vita.
Maria (il nome è di fantasia) con altre decine di suoi coetanei – tra gli undici e i vent’anni – fa parte del progetto Raplab, un laboratorio rap, lo dice il nome stesso. Ma per capire davvero cosa sia occorrerebbe andare al carcere di Pontremoli dove ogni due settimane arriva lo studio di registrazione mobile per raccogliere le voci delle ragazze ospiti della struttura, registrarle e portarle fuori, oltre le sbarre. Oppure andare il martedì pomeriggio in piazza don Andrea Gallo a Genova, quello slargo nei palazzi del centro storico che ha finito per somigliare nello spirito al prete di strada che gli ha dato il nome. Qui Defence for Children Italia ha fatto nascere il suo laboratorio rap grazie al contributo della Fondazione Altamane Italia e alla partecipazione della crew del Genova Hip Hop Festival. “Non è una scuola, perché qui non si insegna, ma si cerca tutti insieme di scrivere testi, di far nascere canzoni”, spiega Gabriella Gallizia, anima dell’associazione. E racconta: “Qui niente è obbligatorio. Anzi, i ragazzi quando arrivano spesso hanno un’aria cauta, quasi diffidente. Si guardano intorno, cercano di capire di cosa si tratta. Poi vedi che lentamente cominciano ad appassionarsi, si siedono con gli altri, scrivono testi. E alla fine rappano”.






