Kid Yugi – cioè Francesco Stasi, classe 2001 – è il cortocircuito del rap italiano che non t’aspetti. Altro che pregiudizi: domina le classifiche con centinaia di premi, i giovanissimi stravedono per lui e questo terzo album Anche gli eroi muoiono (esce il 30 gennaio) è già disco d’oro solo in base alle prenotazioni, ma le sue canzoni sono dense di riferimenti letterari, filosofici e musicali, dal faro Dostoevskij alla voce di Giovanni Lindo Ferretti dei CCCP (“Sono cresciuto con loro”). La verità più profonda è dietro casa sua, a Massafra, provincia di Taranto: “La mattina mi alzo, vedo l’Ilva e mi incazzo”. Con il successo, che è arrivato, avrebbe potuto andarsene: “Ma era troppo facile”. Di nuovo, però, chi punta sul ritorno di un hip hop militante o intellettuale resta spiazzato, perché le rime affilate di questo ragazzone alto quasi due metri ma con la faccia da bambino sono torrenziali, sporche, ispirate ai film horror. Divisive, scorrette. “Il motore sono la rabbia e la voglia di arrivare”.

In Piazza XXIV Maggio a Milano è apparso un gigantesco memoriale con una statua e la data di uscita dell’album di Kid Yugi, 30.1.2026

La rabbia da dove proviene?

“Dal modo in cui ci comportiamo noi umani – cerchiamo la felicità, ma anche l’infelicità, senza un motivo – e dalla società intorno. Anche le migliori, alla fine, lasciano dietro i più deboli. È sempre il dominio di pochi su tanti inermi”.