Quando era solo Francesco Stasi voleva fare il bibliotecario, ora che è Kid Yugi canta 'Anche gli eroi muoiono', titolo e concept del suo terzo album, in uscita il 30 gennaio.

In copertina, il rapper pugliese è adagiato in una bara foderata di seta rossa.

"Ho deciso di far morire me stesso perché il tema centrale dell'album - spiega - è che oggi l'eroe è un uomo comune, è un modo per esorcizzare le aspettative su me stesso, muoio come tutti gli altri". Al centro del disco - anticipato da un trailer su Youtube con Filippo Timi e accompagnato dal film-documentario "Genesi e ascesa di un Anti-Idolo" - una riflessione sulla società odierna, dove "l'essere umano è stato deumanizzato: spesso - riflette l'artista 24enne - siamo ridotti a un nodo in una rete di informazione. L'iperconnessione ci ha posti tanto vicini che ci urliamo nelle orecchie costantemente, viviamo di paragoni, le informazioni ci sono sparate addosso e le rivomitiamo sul resto del mondo". In tutto questo, per il rapper, l'essere umano in quanto tale vive un eterno conflitto con se stesso, che lui canta nel brano 'Davide e Golia' dove affronta "la condizione di ineluttabilità che ci accomuna tutti: il sasso rotola verso il basso, il filo d'erba viene tranciato dalla mietitrebbia, è una microviolenza interiore". E poi c'è la "macroviolenza esterna" come quella cantata in 'Per il sangue versato' scritta "per dire ai ragazzi che si perdono per strada che non ha senso rovinarsi la vita". Tra una riflessione e l'altra, Yugi cita politici del passato come Andreotti e Craxi perché "Il tempo ci fa un favore, cristallizza le cose, fotografare il presente è vanagloria, la narrazione cambia con il tempo, che è giudice anche con le manipolazioni". Oggi "ingoiamo bugie dalla mattina alla sera, a partire dalla finta meritocrazia per cui vali in base a quanto produci e non c'è valore che prescinda da questo". Ecco perché "è difficile stanare degli eroi". Lui li ha trovati in cantautori come Francesco Guccini e scrittori come Fedor Dostoevskij, "che - racconta - mi ha cambiato la vita. Ho letto a 13 anni 'Delitto e castigo' senza capirlo, ma mi arrivò comunque la sua sofferenza e pensai che se un russo, 200 dopo la sua morte, poteva parlare a un ragazzo in provincia di Taranto, allora le parole hanno una forza superiore a chi le utilizza". Ma "'chi si perde troppo nei pensieri non cambia il mondo' diceva Kundera, se pensi e basta non cambi le cose, la maggioranza delle persone sono distrutte da aspettative non realizzate, la vita è un paradosso". E in una società "dove siamo pedine, l'essere umano, stremato, si lascia andare alla violenza, il più delle volte contro se stesso. Io mi auguro che questa violenza - dice parlando del brano Bullet Ballet - venga trasformata in arte o qualcosa di buono". Per quanto lo riguarda, "la gente mi considera un supereroe, ma le aspettative distruggono me e chi fa la mia vita, è devastante a livello psicologico, perché nessuno può essere un idolo, siamo tutti esseri umani, l'unico idolo è Gesù e io - conclude - non lo sono".