Ma se succedesse per davvero? Se si riaprisse sul serio la revisione del processo per l’omicidio di Chiara Poggi, se Alberto Stasi (che è in carcere dal dicembre del 2015 con una sentenza ormai passata in giudicato e che gli ha dato sedici annidi reclusione) venisse improvvisamente assolto, se chiedesse un risarcimento, se glielo accordassero, di quanto si tratterebbe? La premessa, più che ovvia, è che questo, per il momento, non può che essere un mero esercizio di scuola perché la strada è ancora lunga e, soprattutto, è ancora da vedere se verrà intrapresa: a occhio e croce, però, e in termini di pura stima, ipotizzare un indennizzo che oscilli tra i tre e i quattro milioni di euro almeno non è (solo) fanta-giustizia.

Si tratterebbe, tanto per cominciare, non di ingiusta detenzione (che riguarda chi va in prigione e poi viene prosciolto) ma di errore giudiziario (nello scenario che stiamo immaginando Stasi verrebbe scarcerato dopo aver già subìto una condanna definitiva): la differenza c’è e non è solo un cavillo linguistico, tocca semmai anche il portafoglio. Per la legge l’ingiusta detenzione dà diritto a un risarcimento di 235,82 euro al dì, tuttavia con un limite cumulativo di mezzo milione di euro: l’errore giudiziario, considerato più grave, non applica questo sbarramento. Mese più, mese meno Stasi è rinchiuso da circa undici anni, solo su quel fronte otterrebbe oltre 800mila euro.