L'appartenenza alla Nato è una scelta sovrana e resta tale anche quando i rapporti si incrinano.

Si entra per decisione propria e si esce allo stesso modo: pressioni, frizioni e isolamento appartengono al terreno della politica, non a quello del diritto.

L'ipotesi di una sospensione della Spagna o di alleati ritenuti "difficili" da Donald Trump riporta al centro la grammatica dell'Alleanza. Il Trattato Nord Atlantico - firmato il 4 aprile 1949 a Washington dai dodici Paesi fondatori, tra cui Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Italia e Francia - non contempla espulsioni né sospensioni. L'impianto giuridico si basa sull'adesione volontaria: la porta può aprirsi soltanto dall'interno, lungo la via tracciata dall'articolo 13.

* RECESSO UNILATERALE - Ogni Paese può recedere notificando la decisione agli Usa, depositari del Trattato. Da quel momento scatta un conto alla rovescia di dodici mesi, al termine del quale l'addio diventa effettivo. Non sono previsti passaggi intermedi, né voti degli altri alleati.

* LEVE DI PRESSIONE - L'assenza di una clausola di espulsione non equivale alla mancanza di strumenti di azione o reazione. In caso di crisi con uno o più alleati, possono essere ridotte le attività congiunte, limitato l'accesso a informazioni sensibili o esclusa la partecipazione a missioni strategiche. Leve informali che incidono sul peso di un Paese senza metterne in discussione lo status.