Realizzato il primo atlante del petrolio e del gas nell'Artico: indica che 512.000 chilometri quadrati di territorio sono già sfruttati e coperti da licenze, un'area che per estensione è paragonabile alla Spagna e che si sovrappone in modo significativo ai territori dei popoli indigeni, alle aree ecologicamente sensibili e agli areali di distribuzione di specie artiche chiave come l'orso polare e il caribù.

I dati, che avvalorano la proposta di dichiarare l'Artico zona di non proliferazione dei combustibili fossili, sono pubblicati sulla rivista Plos One da un gruppo di ricerca italo-tedesco guidato da Daniele Codato dell'Università di Padova.

L'Artico è spesso descritto come una regione con abbondanti risorse di petrolio e gas non ancora scoperte, mentre per effetto del cambiamento climatico si riscalda a un ritmo quasi quattro volte superiore alla media globale. Ridurre l'impatto richiede una valutazione approfondita di questi fattori e della loro relazione con le comunità umane e animali locali e con gli ecosistemi.

“Una sfida ricorrente nella nostra ricerca è la mancanza di dati accessibili e integrati sull'industria petrolifera e del gas", scrivono i ricercatori. "Nell'Artico, le informazioni su petrolio e gas sono molto frammentate, quindi uno dei nostri obiettivi principali era quello di sistematizzare queste fonti sparse in un unico strumento aperto che potesse supportare la ricerca futura e i processi decisionali”.