Eni chiude il primo trimestre con risultati solidi nonostante il permanere di uno scenario ancora molto incerto che non ha impedito al gruppo guidato da Claudio Descalzi, appena riconfermato per un quinto mandato, di conseguire un consistente aumento della produzione a 1,8 milioni di barili di olio giornalieri, al quale si affianca un track record molto positivo in termini di nuove scoperte (un miliardi di barili in più grazie soprattutto al traino di una serie di Paesi, dall’Angola ai più recenti rinvenimenti in Indonesia dove l’azienda ha compiuto un deciso passo avanti).
I risultati del primo trimestre
Non a caso, nel commentare i risultati, il ceo Descalzi parla di «una crescita produttiva eccellente» per l’E&P, l’esplorazione e produzione, il “motore” del gruppo. Che, quindi, manda in archivio i risultati con un utile operativo proforma adjusted di 3,54 miliardi, in calo del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima per via dell’impatto di un effetto cambio euro/dollaro sfavorevoli e di proventi non ricorrenti nel primo trimestre del 2025, ma che risulta in aumento se confrontato con il dato dell’ultimo trimestre dello scorso anno (2,86 miliardi).
L’utile ante imposte adjusted è di 2,38 miliardi, in contrazione del 13% rispetto al primo trimestre del 2025 ma in crescita, anche qui, sull’asticella dell’ultimo trimestre (2,01 miliardi). Stessa dinamica anche per l’utile netto di competenza adjusted che si attesta a 1,3 miliardi, in calo dell’8% sul primo trimestre del 2025 ma superiore al dato dell’ultimo trimestre (1,19 miliardi). I ricavi, invece, che raggiungono quota 22,9 miliardi, sono in crescita del 2% sullo stesso trimestre del 2025.











