ROVIGO - Un elicottero che plana sopra al carcere di Rovigo, si abbassa sui camminamenti di guardia, preleva il super boss del narcotraffico romano detenuto nella cella 18 e riparte puntando verso la costa adriatica, direzione Croazia. No, non è la trama di un film. È il piano che Leandro Bennato, legato all’eredità criminale di Michele Senese, stava organizzando da dietro le sbarre della casa circondariale di Rovigo, che sorge a un chilometro dalla Tangenziale.

Un progetto definito nei dettagli, con una cifra già stanziata: circa 200mila euro per garantirsi la fuga. Un’operazione costruita pezzo dopo pezzo, sfruttando telefoni cellulari introdotti illegalmente nella sezione di alta sicurezza, dove Bennato era ristretto dopo il trasferimento lontano dal suo territorio d’origine, avvenuto nel 2023, misura pensata proprio per interrompere i contatti con l’esterno. Un obiettivo che, in questo caso, non era stato raggiunto.

Dalla cella rodigina, il detenuto continuava a mantenere collegamenti con la rete criminale. Gli investigatori hanno accertato che riusciva a gestire traffici e dinamiche dello spaccio nella Capitale, in particolare nell’area di Tor Bella Monaca, imponendo prezzi e strategie. Un controllo a distanza reso possibile proprio dall’uso dei cellulari clandestini, rinvenuti durante le perquisizioni della polizia penitenziaria, nascosti in intercapedini e doppi fondi ricavati tra arredi e murature.