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24 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 14:37

Due settimane fa i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, su disposizione della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale e su proposta della Direzione distrettuale antimafia, gli avevano sequestrato beni per oltre un milione di euro. Si trattava di cinque immobili tra Allerona e Ficulle, diciannove terreni per circa quaranta ettari, un orologio di lusso e diversi rapporti finanziari, che secondo l’accusa sarebbero legati ai traffici di droga. È grazie anche a questa disponibilità di risorse che Leandro Bennato, personaggio di spicco nella realtà dei narcos nella capitale, aveva progettato una fuga in grande stile dal carcere di Rovigo con un elicottero. È detenuto nella struttura e sottoposto al regime di vigilanza del 41 bis, ma nonostante i controlli era riuscito a far entrare nella struttura penitenziaria un cellulare con cui teneva i rapporti con l’esterno, al punto da poter continuare a dirigere le attività illecite.

L’indagine avviata dalla Procura della Repubblica polesana, diretta da Manuela Fasolato, ha ricostruito uno scenario inquietante, un progetto che era stato ideato con un grande dispendio di mezzi e potendo contare su un numero elevato di complici all’esterno. Se fosse andato in porto, il colpo avrebbe avuto un’enorme risonanza, considerando il calibro di Bennato. Inoltre, la pianificazione di fuga avrebbe riguardato, secondo gli investigatori, anche Raul Esteban Calderon, detto “Messi”, al secolo Gustavo Alejandro Musumeci, condannato in primo grado all’ergastolo nel 2025 per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik, il capo degli ultras della Lazio, avvenuto nel 2019 nel Parco dell’Acquedotto a Roma.