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23 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 14:18
Prima il Green Deal sulla transizione energetica doveva essere per l’Unione Europea come “il nostro uomo sulla Luna”, stando alle parole pronunciate nel 2019 dalla stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Poi, però, quel ‘Patto verde’ Bruxelles l’ha rinnegato e smantellato pezzo dopo pezzo, sotto le pressioni o semplicemente la complicità di Paesi come l’Italia. Meloni in prima fila, al grido di “L’Italia non sosterrà obiettivi inverosimili”, ossia abbandonare i combustibili fossili. Ma si sa, la cronaca e le necessità vincono sempre e dall’inizio della guerra in Medio Oriente l’Unione europea ha speso 24 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili. E così, dopo la sfida verde e il dietrofront pro-fossili, l’Unione europea cambia di nuovo idea (almeno apparentemente) e annuncia il contrordine: ora “dobbiamo accelerare la transizione verso energie pulite prodotte internamente”. A parlare è sempre Ursula von der Leyen, dopo la presentazione ufficiale) del piano Ue contro il caro energia innescato dalla crisi in Medio Oriente. Per dire tutto quanto già si sapeva nel 2019 e negli anni a seguire: “Le scelte che facciamo oggi determineranno la nostra capacità di affrontare le sfide attuali e le crisi di domani”. E ancora: “Questo (accelerare la transizione, ndr) ci garantirà l’indipendenza e la sicurezza energetica e ci permetterà di affrontare meglio le tempeste geopolitiche”. Maddai. Solo che, nel frattempo, si è perso un po’ di tempo prima di arrivare all’annunciata strategia ‘AccelerateEu’, che porterà – dice von der Leyer – misure di sostegno, sia immediate sia strutturali, ai cittadini e alle imprese europee. Sarà la volta buona? Dubbi sono legittimi, date le ultime mosse di Bruxelles in difesa dell’oil&gas a stelle e strisce. Un primo banco di prova è vicino. Anzi, vicinissimo.







