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11 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:53
A rapporto dalla grande industria europea. Per rendere conto dei risultati portati finora nell’ambito del Clean industrial deal presentato un anno fa – “semplificazioni” e deregolamentazioni che hanno depotenziato la legislazione ambientale e gli obblighi di rendicontazione – e raccogliere nuove richieste. Ursula von der Leyen, concludendo il suo intervento al summit Ue sull’industria di Anversa a cui hanno partecipato anche Friedrich Merz ed Emmanuel Macron, si è messa a disposizione: il vertice, ha detto la presidente della Commissione, è servito “ad ascoltare le vostre priorità e le vostre proposte. E domani, alla riunione informale del Consiglio Europeo, discuterò con i leader su come adeguare il ritmo a quello di cui avete bisogno”. La sua agenda per la competitività sembra del resto dettata parola per parola dalla lobby dei settori pesanti (e inquinanti), dalla chimica alle raffinerie passando per cemento e siderurgia, che hanno organizzato l’incontro. Gli stessi che due anni fa hanno firmato la dichiarazione di Anversa, elenco di desiderata che von der Leyen sta puntualmente traducendo in pratica. Dando priorità a una “roadmap ombra di deregolamentazione guidata dall’industria rispetto alle garanzie democratiche e ambientali“, accusa un gruppo di organizzazioni della società civile tra cui Corporate Europe Observatory, EPSU (Federazione Europea dei Sindacati dei Servizi Pubblici), The Good Lobby, Friends of the Earth Europe e Transparency International EU.









