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Ultimo aggiornamento: 12:53

L’Unione europea è pronta ad allentare i controlli sulla sostenibilità per le aziende del Vecchio Continente. Come annunciato dalla presidenza di turno danese, si è trovato l’accordo tra Consiglio Ue ed Eurocamera sulla semplificazione auspicata in particolar modo dal Partito Popolare Europeo che, per sostenerla, ha sfruttato la sponda dell’estrema destra a Bruxelles, in una delle numerose rotture con la cosiddetta ‘maggioranza Ursula‘ che sta mettendo in crisi l’alleanza al centro dell’Ue.

Copenaghen fa sapere che il pacchetto Omnibus I concordato porterà a una riduzione degli oneri amministrativi in tutta l’Ue pari ad almeno 5,7 miliardi di euro. Anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, esulta fornendo cifre diverse: “Accolgo con favore l’accordo politico sul pacchetto di semplificazione Omnibus I. Con un risparmio fino a 4,5 miliardi di euro ridurrà i costi amministrativi, taglierà la burocrazia e renderà più semplice il rispetto delle norme di sostenibilità. Rendiamo più semplice fare affari in Europa, restando fedeli ai nostri valori”.

Non così fedeli, in realtà. Il prezzo da pagare è una diminuzione dei controlli in quel processo di graduale smantellamento del Green Deal europeo iniziato proprio dal Ppe con la nuova legislatura. Nello specifico, l’intesa introduce una clausola di revisione per una possibile estensione del campo di applicazione di entrambe le direttive e rinvia di un altro anno, al 26 luglio 2028, il termine per recepire la direttiva due diligence. Le società dovranno dunque conformarsi alle nuove misure entro luglio 2029. Con l’accordo politico, prosegue la presidenza Ue, l’85% delle imprese che rientrerebbero nel campo di applicazione saranno invece esentate dagli obblighi di reportistica sulla loro sostenibilità aziendale.