E’ un combattente, Alessandro (nome di fantasia, preferisce restare anonimo). Da quando era bambino, nato con danni alla parte destra del corpo, la prima operazione alla gamba a 11 anni. “I miei cercavano di farmi stare in piedi, o almeno seduto. Tante operazioni, l’ultima sala operatoria l’ho vista nel 2017, mi hanno ricostruito l’anca”. La Corte di appello di Bologna gli ha riconosciuto, con una sentenza “storica”, il diritto all’indennizzo che il ministero della Salute dovrà pagare.

Alessandro è una delle migliaia di vittime del farmaco Talidomide, il principio attivo, brevettato in Germania da un'azienda tedesca nel 1954, somministrato alle donne in gravidanza negli anni '50 e '60 per ridurre gli effetti delle nausee. Provocarono in tutto il mondo la nascita di migliaia di bambini con gravi malformazioni.

"Anche mia mamma, allora neanche diciottenne, lo prese - racconta - era una molecola abbinata anche ad altri farmaci, la usavano nelle farmacie galeniche, un rimedio contro la nausea da gravidanza che non necessitava di ricetta medica”. Alessandro, 69 anni, vive in Emilia. E sa tutto sulla Talidomide. Ha scavato nei fascicoli, cercato fonti e documenti, fatto ricerche per costruire la causa contro il ministero della Salute con i suoi avvocati Marco Calandrino e Alberto Marin.