MESTRE - «Avevamo vinto. E poi, a distanza di anni, ci hanno tolto tutto. La casa, i soldi, la sicurezza. Ci hanno lasciati sul lastrico». È il papà a raccontare una vicenda giudiziaria che dura da oltre vent'anni. Tutto comincia nel 1987, a Villa Salus di Mestre. «Mio figlio è nato in due ore, il tracciato era alterato ma non hanno fatto il cesareo. Hanno portato avanti il parto naturale». Il bambino nasce con una disabilità permanente. Nel 2000 la famiglia decide di fare causa alla struttura sanitaria. «Hanno valutato la cartella clinica e ci hanno detto che c'erano i motivi per procedere». La famiglia si affida all'associazione "Mai più", presieduta da Maria Grazia Romano, moglie dell'avvocato Enrico Cornelio, che seguirà la causa civile. Il procedimento civile attraversa più fasi.
Primo grado, secondo grado, poi la Cassazione che dà inizialmente ragione alla famiglia del bimbo nato a villa Salus. Viene riconosciuto un risarcimento assicurativo e ospedaliero. «Con quei soldi abbiamo costruito due case, una per mio figlio disabile e una per sua sorella. Le abbiamo fatte per quando noi non ci saremo più». Nel frattempo, un altro evento drammatico colpisce la famiglia. Il figlio maggiore rimane coinvolto in un grave incidente, entra in coma e si risveglia con danni permanenti alla vista, all'udito e alla memoria, oltre a problematiche comportamentali. «È disabile al cento per cento, ma lavora nella ristorazione». Nella bifamiliare convivono i genitori anziani, i due figli disabili, la sorella con il compagno e una figlia minorenne. Una famiglia allargata che, nonostante tutto, riesce a costruire una fragile stabilità. Poi arriva il ribaltamento.







