La Corte d'Appello di Bologna ha riconosciuto un indennizzo a una vittima della talidomide, condannando il Ministero della Salute a pagare, fra assegno mensile ed arretrati maturati, oltre un milione di euro.
La sentenza è del 17 febbraio 2026 ed è diventata definitiva perché non impugnata. È il primo pronunciamento positivo passato in giudicato relativo a un malato nato nel 1957. Un caso destinato, dunque, ad avere conseguenze su altre cause in Italia di chi ha subito malformazioni a causa della talidomide, il principio attivo, brevettato in Germania da un'azienda tedesca nel 1954, contenuto in molti farmaci distribuiti anche alle donne in gravidanza soprattutto negli anni '50 e '60.
Farmaci che provocarono in tutto il mondo la nascita di migliaia di bambini con gravi malformazioni alle braccia e alle gambe.
"Questa sentenza per noi è storica” commenta l’avvocato Marco Calandrino che ha seguito la causa con il collega Alberto Marin del foro di Bologna, e “rappresenta una clamorosa smentita della posizione tenuta in questi ultimi anni dal ministero della Salute che ha negato l'indennizzo a molte persone solo perché con malformazioni monolaterali o perché nate prima del 1958 o dopo il 1966 pretendendo una 'prova' dell'assunzione del farmaco, impossibile dopo oltre 60 anni”.






