La crescita più bassa del previsto causa guerra in Iran, il deficit ancora sopra il 3% del pil e il debito in aumento costringono il governo a ripensare gli impegni presi sul fronte dell’aumento della spesa per la difesa. “I margini di bilancio risultano particolarmente assottigliati in ragione sia del lieve deterioramento dei principali indicatori di finanza pubblica, sia della necessità di intervenire, in maniera ancora più decisa, per contrastare con interventi mirati gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche. Di conseguenza, sarà necessario ridefinire le priorità e riprogrammare gli aumenti previsti in altri ambiti, ivi inclusa la difesa“, esplicita il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nella premessa al Documento di finanza pubblica, confermando quello che ha anticipato mercoledì in conferenza stampa.
Di fronte allo choc energetico causato dal conflitto, “La sfida che ci attende”, scrive il ministro, “è di coniugare il sostegno a imprese e famiglie in questa fase di difficoltà con una forte determinazione a continuare il percorso già intrapreso verso una maggiore indipendenza energetica, sicurezza e sostenibilità della finanza pubblica“. Il governo “continuerà a sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese: sarebbe irresponsabile non farlo – afferma il titolare del Mef – perché il costo che ne deriverebbe in termini di danni persistenti all’economia e al tessuto sociale sarebbe inaccettabile”.









