Ci voleva lo scivolone social di Ilaria Gibelli, l’avvocata che da due mesi guida il neonato ufficio per i diritti Lgbtqia+ del Comune di Genova, per compattare il centrodestra nella sala consiliare di Palazzo Tursi. Uniti fino ad oggi più che altro negli attacchi alla sindaca Silvia Salis, ancora vive le scorie delle divisoni della campagna elettorale, i capigruppo delle opposizioni di centrodestra a Genova hanno firmato insieme la richiesta formale di revoca del contratto a Gibelli a causa dell’«Inaccettabile discriminazione dei cattolici: Non può restare».
La consulente comunale, nei giorni scorsi, aveva pubblicato (e poi cancellato) una storia su Instagram in cui commentava una statistica sul voto dei cattolici nella politica italiana, definendo i partiti di area cattolica «Omofobi, transfobici, razzisti, islamofobi e maschilisti». Un’uscita poco istituzionale, trattandosi di una figura istituzionale incaricata dal Comune di guidarne un ufficio con bando dedicato, – altro passaggio che non ha risparmiato critiche all’amministrazione – che ha scatenato la protesta del centrodestra in particolare nonostante le scuse arrivate sempre via social da Gibelli.
«Non possiamo tollerare che una figura pagata con soldi pubblici per promuovere l'inclusione utilizzi i propri canali per diffondere odio e pregiudizi», dichiarano i rappresentanti della coalizione. Paola Bordilli della Lega, Alessandra Bianchi di FdI, Ilaria Cavo di Noi Moderati, Pietro Piciocchi, Antonino Gambino del Misto e Mario Mascia capogruppo di Forza Italia.








