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23 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 8:03

Bologna torna a viaggiare a non più di 30 chilometri all’ora nel 70% delle strade della città, con la reintroduzione, da parte dell’amministrazione, della “Città 30”. Il provvedimento, che si è scontrato prima contro lo scoglio del ministero dei Trasporti e del suo titolare, Matteo Salvini, poi contro una sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che, il 20 gennaio scorso, l’ha annullato, è di nuovo in vigore sotto le Due Torri dall’inizio della settimana. Il sindaco Matteo Lepore e la sua giunta, che non si sono mai arresi, alla fine l’hanno spuntata, ma non senza un percorso travagliato durato oltre due anni.

Tutto inizia il 16 gennaio 2024, quando entra in vigore la “Città 30”, anticipata da una campagna di duro attacco da parte del centrodestra che prova anche a indire, insieme ad alcuni comitati cittadini contrari al provvedimento, un referendum consultivo, ma poi non raggiunge il numero sufficiente di firme. E, fin da subito, compare un detrattore del provvedimento imprevisto, ma di peso, il vicepremier e ministro dei Trasporti Salvini, che lo definisce “una scelta ideologica, punitiva e surreale, che blocca la città” e parla addirittura di “comunismo del traffico”. L’amministrazione di Lepore tira dritto, non senza cercare un dialogo con il governo, ma il 1° febbraio Salvini firma una direttiva sui limiti di velocità nei Comuni che precisa che i 50 km/h devono essere la regola, mentre i 30 devono essere limitati a specifiche zone e dispone che i Comuni giustifichino, strada per strada, la riduzione della velocità. Palazzo D’Accursio va avanti.