VERONA - Lo scontro sul cappello è la scossa più recente. Ma è ben più profondo il terremoto che sta scuotendo l’Associazione nazionale alpini, attraversata com’è dalle incertezze e dalle preoccupazioni sul proprio futuro, adesso che la sospensione della leva obbligatoria vale ormai il tempo di una generazione. Alla spinta dei riformisti che premono per un ulteriore allargamento della base associativa (un iscritto su quattro è già “aggregato” o “amico”, però la fine della naja si fa sempre più sentire), si oppone la contro-spinta dei tradizionalisti che invece insistono per il mantenimento dell’ortodossia (secondo cui la sacra penna nera può essere indossata solo da chi ha vestito la divisa). Due correnti di pensiero destinate fatalmente ad incrociarsi fra un paio di settimane a Genova, in occasione dell’Adunata su cui grava la minaccia di boicottaggi e proteste, tanto che ieri il presidente Sebastiano Favero ha deciso di intervenire.
Sebastiano Favero ha puntualizzato che l’iniziativa di Verona è stata dei vertici militari: «Il cappello alpino non è una discrezione dell’Ana». In una nota, il presidente ha ricordato che «chi ha fatto il militare (pare che molti l’abbiano dimenticato), ha ricevuto il cappello subito assieme al vestiario, all’arrivo in un Reparto alpino, prima del giuramento», così come chi è poi transitato in altre componenti come i Forestali o i Carabinieri «ha il pieno diritto d’usarlo secondo le regole stabilite dallo Stato Maggiore della Difesa». Anche i partecipanti al progetto “Vivi le Forze Armate. Militare per 3 settimane”, meglio noto come “mini naja”, «lo possono usare», mentre non avendo raggiunto i 60 giorni di inquadramento possono tesserarsi all’Ana come aggregati o amici, ma non come soci. Quanto ai 180 volontari di Milano Cortina, hanno ricevuto il copricapo «per avere fatto il corso nel Centro Addestramento Alpino (già Scuola Militare Alpina), facente parte delle Truppe Alpine». Il presidente ha rimarcato che quest’ultimo, e non l’Ana, «ha provveduto alla fornitura e sostanziale consegna del cappello e ha rilasciato il relativo attestato», firmato dal generale di brigata Alessio Cavicchioli.










