La lettera di Caterina dà voce allo scarto tra l’immaginario del lavoro indipendente e la realtà quotidiana di chi lavora da sola, senza strutture, senza appartenenza, senza un vero “noi” professionale

di Sarah Barberis

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Il lavoro freelance, in Italia, non è più una nicchia e ha un volto sempre più femminile. Secondo i dati ISTAT, le donne rappresentano circa il 32–34% dei lavoratori autonomi, una quota in crescita negli ultimi anni, soprattutto nei settori della comunicazione, dei servizi culturali, del giornalismo e delle professioni creative. Tuttavia, le lavoratrici autonome continuano a registrare redditi medi più bassi, una maggiore discontinuità lavorativa e una minore protezione sociale rispetto sia agli uomini freelance sia alle lavoratrici dipendenti. Dentro questi numeri si muovono esperienze individuali molto diverse, ma accomunate da una tensione crescente tra libertà formale e solitudine concreta. La lettera di Caterina dà voce proprio a questo scarto: quello tra l’immaginario del lavoro indipendente e la realtà quotidiana di chi lavora da sola, senza strutture, senza appartenenza, senza un vero “noi” professionale. Risponde Silvia Gazzotti, psicologa del lavoro.