La norma più controversa del decreto è contenuta nell'articolo 30-bis, introdotto con un emendamento di maggioranza approvato al Senato, che prevede un compenso di 615 euro, pari al contributo già riconosciuto al migrante stesso, per gli avvocati che assistono i cittadini stranieri nelle procedure di rimpatrio volontario, riconosciuto però solo "a esito della partenza dello straniero". I programmi di rimpatrio assistito potranno essere gestiti anche con il coinvolgimento del Consiglio nazionale forense, cui spetterebbe la corresponsione dei compensi. Le risorse stanziate ammontano a 246mila euro per il 2026 e 492mila euro annui per il 2027 e il 2028.