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22 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 16:49

Sono giovani, molti minorenni, eppure i loro pensieri, le loro parole, i messaggi social sono intrisi di ciò che dovrebbe essere superato, perché già giudicato dalla storia. Eppure non è così. Il neonazismo, il ritorno delle sue simbologie e dei suoi termini oscuri, l’odio per gli ebrei, la propaganda anti Shoah diventano tema di una inquietante indagine della Digos di Milano che oggi ha portato all’arresto un 19enne di Pavia, Matteo Celibashi, indagato per istigazione all’odio razziale, e di 15 perquisizioni in tutta Italia.

Lui dal febbraio 2025, attraverso la chat Telegram Terza Posizione, ha iniziato a creare una rete di utenti, ragazzi con una famiglia e una vita al di sopra d’ogni sospetto, che dalle parole progettavano i fatti, tanto da scrivere: “Più camerati trovate meglio è, siamo qui per parlare ma dobbiamo cominciare a mostrare i fatti. Alcuni Italiani non si arrendono”. Non passa inosservato che il nome della chat ricorda il movimento neofascista eversivo creato sul finire degli anni Settanta da Roberto Fiore e Gabriele Adinolfi. Qualcosa, si dirà, di già sentito e letto. Solo odio razziale parlato, eppure in tutta questa inchiesta qualcosa aleggia come un allarme. Si tratta di terrorismo. Reato che non è contestato ma che torna in più passaggi delle 44 pagine di ordinanza di custodia cautelare del giudice Rossano Mongiardo.