Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.
Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.
Teheran non deve rispondere all'opinione pubblica: lo Stretto usato come grimaldello
Per ora Islamabad è una scacchiera vuota su cui si consuma una partita dei rinvii giocata tra guerra e pace, tra negoziato e ritorno alle armi. Un partita in cui il viaggio del vice presidente JD Vance non è ancora annullato, ma ufficialmente sospeso. Una partita basata sulla legge del più forte, l'America di Donald Trump, si misura con i sotterfugi di un regime in ginocchio, ma libero dai condizionamenti dell'opinione pubblica. E svincolato dai tempi delle democrazie. Una partita in cui la posta in gioco sono i 450 chili di uranio arricchito al 60 per cento ancora in mani iraniane e il controllo dello stretto di Hormuz bloccato da mine e barchini dei pasdaran.
Per chiudere i giochi e proclamare vittoria, The Donald deve farsi consegnare il nucleare e riaprire lo Stretto. Ma la partita è complessa. Sul fronte bellico l'Iran non ha i mezzi per difendersi dalla supremazia militare e tecnologica degli Stati Uniti. Ma può tornare a colpire i paesi del Golfo alleati dell'America, cruciali per il sostentamento energetico di Asia ed Europa. E può rifarsi sul fronte negoziale allungando una trattativa indispensabile a Trump per riconquistare l'opinione pubblica.






