Roma, 22 apr. (askanews) – Le allergie alimentari rappresentano un problema crescente: un ‘censimento’ preciso non esiste, ma gli esperti stimano che almeno il 4-5% degli italiani soffra di allergia alimentare e 1 su 10 tra questi è a rischio di shock anafilattico. Il Policlinico Gemelli è uno dei pochi centri del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) della Rete Lazio-Abruzzo abilitati alla desensibilizzazione agli alimenti, erogata sia in ambito pediatrico sia in quello dell’adulto, configurandosi come un intervento potenzialmente salvavita.

“Con il termine di allergia alimentare si intende una reazione avversa causata da una risposta immunitaria specifica e ripetibile a un determinato alimento. Colpisce più frequentemente i bambini rispetto agli adulti e mostra una distribuzione diversa a seconda delle aree geografiche. Così se la top 5 in Italia è rappresentata da latte, uova, arachidi/frutta secca, crostacei e pesce, negli Stati Uniti sono le arachidi a occupare il podio e nei Paesi scandinavi il pesce – spiega ina una nota il professor Cristiano Caruso, Segretario alla Presidenza della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (SIAAIC) -. Tra gli allergeni alimentari rientrano anche le Lipid Transfer Protein (LTP), proteine ampiamente distribuite in frutta, ortaggi, frutta a guscio, semi e cereali. Sebbene svolgano un ruolo di difesa delle piante nei confronti di patogeni, nell’uomo possono essere responsabili di reazioni allergiche sistemiche, talvolta fino all’anafilassi. Le LTP sono particolarmente rappresentate nella pesca e nelle altre Rosaceae (pere, mele, ecc.) con una maggiore concentrazione nella buccia”.