VENEZIA - Il padiglione degli Stati Uniti alla Biennale Arte 2026 è al centro delle polemiche. Un acceso dibattito che va oltre la proposta artistica, coinvolgendo il metodo di selezione, le scelte istituzionali e il ruolo della diplomazia culturale americana. Il progetto è affidato allo scultore Alma Allen, ma la sua partecipazione è divenuta oggetto di controversia dopo la modifica del tradizionale sistema di scelta. Secondo quanto riportato dal New York Times, il Dipartimento di Stato americano ha abbandonato il precedente modello basato su una commissione di esperti nominata dal National Endowment for the Arts, affidando la scelta a una nuova organizzazione privata senza consolidata esperienza museale.
La gestione è stata assegnata all’American Arts Conservancy, guidata da Jenni Parido (a sua volta contestata per il curriculum imprenditoriale nella gestione di un negozio di cibo di lusso per animali in Florida), in collaborazione con il curatore indipendente Jeffrey Uslip. Una decisione che ha suscitato forti critiche da parte di ex curatori e figure di primo piano del settore. Tra le voci più dure quella di Robert Storr, che ha parlato di un’occasione «sprecata» per gli Stati Uniti nel contesto della rassegna veneziana, sottolineando il rischio di indebolire la credibilità del padiglione nazionale.







