Ipost sulla guerra contro l'Iran alle 4 del mattino, la rievocazione di conflitti passati, le dichiarazioni contrastanti sul cessate il fuoco.
Nelle ore in cui la delegazione americana e quella di Teheran si avviano a riprendere i colloqui in vista della scadenza delle tregua, Donald Trump è un fiume in piena.
Dichiara di essere ottimista su un accordo ma si dice pronto a riprendere i bombardamenti contro l'Iran; rivendica il controllo totale dello stretto di Hormuz ma continua ad avvertire le navi iraniane di non violare il blocco; ribadisce di aver distrutto le capacità belliche dei pasdaran ma li minaccia di non attaccare. Il repentino alternarsi tra discorsi di guerra e quelli di pace è diventato il tratto distintivo dell'approccio di Trump al conflitto. Solo nella giornata di lunedì ha oscillato più volte tra l'ipotesi di un accordo ormai imminente e l'avvertimento che "molte bombe" avrebbero "iniziato a esplodere" qualora i negoziati fossero falliti. E tutti ricordano come all'inizio del mese aveva minacciato l'estinzione di "un'intera civiltà", quella iraniana Sono momenti concitati ad Islamad ma, evidentemente, anche nello Studio Ovale. Al termine di una giornata convulsa e a pochi giorni da un violento scontro con Papa Leone, il tycoon si è pure dedicato alla lettura di un brano dell'Antico Testamento nell'ambito di un evento per i 250 anni degli Stati Uniti, in un video intitolato 'L'America legge la Bibbia'. Trump, che la settimana scorsa ha scatenato un putiferio attaccando il pontefice americano e pubblicando sui social due foto che lo ritraevano come Gesù, legge un passo del Secondo libro delle Cronache 7:11-22, che include il famoso versetto 14: "Se il mio popolo, che è chiamato con il mio nome, si umilierà, pregherà, cercherà il mio volto e si convertirà dalle sue vie malvagie, io ascolterò dal cielo, perdonerò il suo peccato e guarirò la sua terra".







