La vicenda nasce in Brianza (zona Arcore–Lesmo): una parrocchia ha fissato le prime comunioni proprio il 25 aprile. E i liberatori non ci stanno. La sezione locale dell’Anpi ha protestato, definendo la scelta «inopportuna» perché rischierebbe di distogliere persone dalle celebrazioni civili della Liberazione. Il che dovrebbe invece farli riflettere sulla noia che la loro retorica provoca nei cittadini. L’Anpi ha fatto di più, richiamando il valore simbolico della data e il legame tra Resistenza e alcuni sacerdoti, sostenendo che ignorarlo sarebbe una mancanza di rispetto. Ma nel caso di specie sono proprio loro a subire un vuoto di memoria, «dimenticando» che nel 1945 il numero di sacerdoti uccisi dai partigiani si aggirò fra i 100 ed i 130. E va aggiunto che sarebbe sbagliato vivere questa vicenda come una riedizione di Peppone e don Camillo. Quei fortunati film con Fernandel e Gino Cervi risentivano comunque dei più vicini rumori di guerra. Oggi davvero non se ne avverte il bisogno, ma c’è solo un’arrogante pretesa di impedire alla Chiesa di svolgere la propria missione.